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ANTHURIUM

 

2023

MOSTRA ORTO BOTANICO DELL'UNIVERSTITA' DI PALERMO

PARLA MIO FIORE

SISTEMA MUSEALE DI ATENEO

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La Mostra Anthurium, parla mio fiore è il coronamento della residenza artistica di Tiziana Cera Rosco presso l’Orto Botanico dell’Università di Palermo. Voluta dal SiMuA, una mostra piena e corposa, ricca degli elementi naturali che hanno attraversato il lavoro dell’artista in questo anno di ricerca in residenza. La mostra si sviluppa in due sedi: il Padiglione Tineo, storico luogo delle esposizioni presso l’orto botanico che accoglie diverse opere e tutti i lavori di ricerca con le alghe e i pigmenti naturali, e la chiesa di Sant’Euno e Giuliano, che accoglie i lavori più mistici.

Al Padiglione Tineo, forte di un’eleganza scientifica, sono presentati  i processi con cui l’artista ha poi formato le opere, l’amore per i materiali come le lenzuola, le garze, i reperti e i pigmenti vegetali. E l’oro. Perché tutto questo processo può essere definito alchemicamente come un passaggio dal fango all’oro. Tra le opere esposte, oltre al video Naufragio che racconta il modus vivendi e operandi dell’artista, troviamo anche i 490 monotipi di impressioni di luce che compongono l’Erbario Notturno, ossia l’opera con la quale Tiziana Cera Rosco è arrivata a Palermo: è il primo di sette erbari della sua produzione, due dei quali costruiti durante la residenza e ogni erbario porta il titolo di Anthurium. Proprio a questo infatti si deve il titolo della mostra, come anche al simbolico seguire un fiore l’artista con cui l’artista ha costruito quell’idea di erbario che l’ha portata all’orto botanico di Palermo che conserva una collezione di anthurium considerevole. Questo fiore, che diventa uno specchio spirituale per la Cera Rosco, come ci attesta l’autoscatto che apre la mostra e il reperto vegetale originale del fiore di quell’autoscatto, ha un’apparenza formale che non corrisponde alla sua vita sostanziale: ci appare infatti come un grande pistillo avvolto da un petalo ma nella realtà quella forma verticale centrale non è un pistillo ma uno spadice composto di piccolissimi fiorellini, come una torre fiorita e quel petalo bianco è in realtà lo sforzo di una foglia a sostegno dello spadice. Simbolicamente questo fiore guida anche del ciclo dedicato a Persefone, la cui opera principale “Fiore della non conoscenza” è invece esposta nella seconda sede della mostra ossia la Chiesa di Sant’Euno e Giuliano, dove sono presenti i lavori più spirituali di questa produzione come  la Sindone Vegetale la cui disposizione nella Cripta sottostante, che completa l’Erbario dell’Emersione, anch’esso di 490 monotipi di alghe, e rappresentano il culmine espositivo di questa mostra.

 

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